Sei piccola

Sei piccola
signora con la nuca delicata
ti pettino per farti ancora uscire
i tuoi vestiti crescono ogni giorno
per te  così minuta.
Se la casa è ormai  spaziosa 
sul nodo di una pianta che si piega
ti avvii sopra le scale
madre con le unghie
un po’ più corte
la  giacca fredda
insieme al mio dovere.
Io madre di una figlia
troppo vecchia
ti aspetterò davanti al tuo portone.

Sogni

Scriverò poesie foglia a foglia
le dita aperte a folate randagie
in un brindisi allegro
di schegge alle spalle
che il soffio lieve
solleva accartoccia e poi posa
sull’orecchio curioso
del gatto di casa.

Macchiagodena

Ritrovarti lasciarti
ho già scritto di te
nella pelle di un cielo assoluto
balconate di marmo
davanzali i miei sogni.
Muro muro
il giardino dell’ angelo appeso
di bocche leoni e palmizi
ambulanti assordati
la giacca di piccola rosa
alla festa di santi e matrone
le persiane (e la gente)
mangiucchiate dal vento
nella vena che scorre
di pietre lontane e nascoste.
Qui.
Sotto ulivi bambini
i cieli finiscono presto
di te non possiedo il ricordo
soltanto l’odore
a braccia distese
e la rondine viva
poi muta improvvisa
nell’arcata di lingua
la rosa.
Ritrovarti lasciarti
ho già scritto di te.

Le amiche (una suggestione da Klimt)

Capezzolo noce dorata
l’arancio del saio.
La stoffa del gallo guerriero
il pube il ventre pudico
la mano sul petto.
Pupille increspate
di colli e candori
le amiche dei giorni
smeraldi di pepe
partenze ritorni
sotto l’ala pavona
del cielo.

Povero Gesù

Povero Gesù
di gentilezze clandestine
ti hanno lasciato solo
o forse sola
che chissà donna
dentro carte azzurre
si nasconde sotto l’ala
e attende amore.
Ma amore non può venire
da feste e da giardini
troppi semi isteriliti
solo aurore senza il frutto.
Date il concreto a Giuda
a me il profumo della rosa
di verità e rugiada
è forse troppo?
Dolce la donna vuole
non pretende
il suo ritorno in carne
la tortora l’affligge
si piega e vola
senza reticenze o dubbi
di trenta denari scalza
di goccia e di parola
l’ hanno lasciata sola.
Tu
rosa di notte aperta
forse di nessuna sera
questo è il tuo corpo
assaggia
la tua
prima
giornata
vera.

E torno al mio lenzuolo

E torno al mio lenzuolo
magra di tenerezza
dischiudo la voliera
di poche voci e accenti
uccelli mandarini
certi al mio cadere
tra braccia di bambini
azzurri e pigri.
Per questo il fiume ride
occhi di piume fredde
le sere sono asciutte
all’attimo che chiede.
E se ne avvede.
Il tempo.